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Valussi: anteprima del Giorno della Memoria

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Lunedì 28 gennaio, nella nostra scuola “P. Valussi”, in occasione del “Giorno della Memoria”, ci siamo riuniti, alunni ed insegnanti, nell’auditorium della scuola per ricordare ciò che è stata la Shoah. Abbiamo dedicato a questo incontro poco più di un’oretta, ma il tutto è stato intenso e coinvolgente, adatto a far riflettere, una volta ancora, sugli errori commessi, errori che non si devono né dimenticare né ripetere.

In classe ne avevamo parlato a lungo anche quest’anno, ma durante questi incontri l’atmosfera che si genera è più adatta alla riflessione ed alla interiorizzazione dei messaggi che si vogliono trasmettere.

Nella prima parte dell’incontro alcuni ragazzi delle classi terze hanno letto passi, precedentemente scelti, per mettere a fuoco ciò che è stato, suggerire emozioni, confrontare la nostra attuale vita di adolescenti con quella di tanti ragazzi ebrei protagonisti delle letture scelte. Due ragazze, al lato del palco, hanno suonato due brani con il violino, uno accompagnando la lettura di un testo ed uno isolatamente. Ciò è stato molto suggestivo.

Nella seconda parte dell’incontro ci è stata presentata un’intervista alla senatrice a vita Liliana Segre. La signora Segre, che oggi ha 88 anni, ha ricostruito la sua vita dall’età degli otto anni, quando con le leggi razziali del 1938 fu espulsa dalla scuola italiana che frequentava con attitudine e dedizione, fino al suo impegno attuale, volto a far conoscere ciò che è stato. Liliana Segre ha ricordato il suo smarrimento di fronte al divieto di frequentare la scuola perché ebrea, la sua immensa delusione per la serena accettazione, da parte della sua maestra, delle leggi razziali con il commento autoassolutorio “non le ho fatte mica io”.  

La senatrice ha raccontato di essere stata deportata ad Auschwitz per un anno e mezzo, dai quattordici ai quindici anni, e che, una volta tornata a casa, non è stata capace di parlare di quanto aveva vissuto per diversi decenni. Ha voluto sottolineare un gesto gentile e buono, vissuto nel campo di concentramento: una ragazza deportata come lei e nella sua stessa condizione, tanta fame, tanto freddo e nulla di proprio, un giorno le ha offerto un pezzetto di carota, la forma di una rondellina, forse trovata tra i rifiuti, che, privandosene, offriva a una compagna in un atto di commovente generosità. La Segre con questo episodio ha voluto farci capire che anche un gesto così apparentemente insignificante può legarti alla vita facendo sperare che a fianco di tanti uomini cattivi ci siano anche degli uomini buoni, dall’animo nobile. L’ “Indifferenza” è più grave della “Violenza”, questo ha affermato Liliana Segre, nella chiusura dell’intervista, affidandoci quindi il compito di ricordare per non rifare ciò che è stato.                             

                                                                                                                Classe IIE

 

Seguono altri articoli sul prossimo numero de “Le avventure dei Pacifici”!