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Valussi: riflessioni

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Tennis green ball PNG imageSAPER PERDERE

Venerdì 17 maggio 2019 si è giocata nella palestra della nostra scuola, la partita semi-finale provinciale di palla tamburello

 

fra la Scuola Media Valussi e la Scuola Media Cavour di Palazzolo dello Stella.

Come avrete modo di notare in seguito, questo articolo non è una recensione della partita, bensì una riflessione, un commento sul concetto di perdita che dovrebbe fungere da consigliere a tutti noi. Faccio questo perché, e lo dico a testa alta, le nostre squadre hanno perso, hanno perso la semi-finale. Prendiamo coscienza di questo e non disperiamo, ma cerchiamo di capire le cause del “fallimento”. L’errore è la principale fonte dalla quale, attraverso l’esperienza, possiamo trarre un insegnamento costruttivo. La maggior parte delle volte noi, uomini e donne, siamo attratti dalla vittoria, dal successo: ma siamo proprio sicuri che una vittoria possa profondamente mutare il nostro istinto innovatore? Ho provato a rifletterci su un po’, essendo io uno dei membri della squadra maschile, e sono giunto all’elaborazione di una piccola idea in merito all’apprendimento legato alla perdita, al “fallimento”.

Penso che i due aspetti contrastanti che accompagnano le due condizioni citate siano da un lato l’universalità della delusione, dall’altro la commistione fra la delusione stessa e la consapevolezza di perdere (in questo caso).  Attraverso la delusione noi anteponiamo la sfera emotiva e soggettiva alla realtà concreta dei fatti, in questo caso un’occasione mancata. Con l’universalità della delusione noi ci rifiutiamo di conoscere il mondo sotto lo sguardo della razionalità, condizione fondamentale per la realizzazione e lo sviluppo di un’esperienza. Con un sentimento saturo di delusione ci si acceca o, meglio, ci si nasconde dietro al velo nero dell’individualità, ci si estranea dalla realtà dei fatti.

La consapevolezza, invece, interpone la delusione come condizione implicita, ma non usa questa come limitazione o vincolo, ma come un’opportunità di riflessione. Con la consapevolezza si pone come probabilità esistente la delusione ma, nello sviluppo dell’esperienza, si attenua l’amarezza tramite la razionalità. Per farvi capire: la morte è una condizione implicita della vita, se si vive si deve morire, ma se si muore vuol dire che si ha vissuto. Morte è compresa in vita, vita in morte. Ecco, il fatto più importante è la seconda riflessione, perché la morte è la perdita e/o il fallimento, la vita è la lotta, la nostra partita. Se si perde comunque si ha giocato la “partita” fino alla fine. Questo è ciò che conta. Saper perdere significa realizzare che la perdita era una delle possibilità che, non per questioni di fortuna ma per le scelte fatte, è stata ottenuta.  VIVIAMO LA NOSTRA PERDITA … CON ONORE.

 

Enrico Cosimo Lucilli 2^ A